Tiroide

La tiroide è una ghiandola a forma di farfalla collocata nella parte più bassa e anteriore del collo, al di sotto del cosiddetto “pomo di Adamo” e al di sopra della “fossetta del giugulo” e dello sterno. È costituita da due lobi, ciascuno di circa 5 cm di diametro, uniti fra loro per mezzo di una giunzione di tessuto chiamata “istmo”. La tiroide anche se è un organo piuttosto piccolo, è importante perché regola lo sviluppo, i processi metabolici ed il consumo di energia dell’intero organismo attraverso la produzione di due ormoni: la tiroxina (T4) e la triiodotironina (T3). Per la sintesi di questi ormoni è indispensabile lo iodio ed è questo il motivo per cui un insufficiente apporto alimentare di iodio può essere seguito (soprattutto durante la gravidanza e l’infanzia) da conseguenze sfavorevoli sullo sviluppo. Gli ormoni tiroidei T4 e la T3 circolano nel sangue legati a proteine di trasporto e solo la piccola parte di esse che rimane libera (definite come FT3 e FT4) è in grado di svolgere la propria attività ormonale. Il TSH, un ormone prodotto dalla ipofisi (una piccola ghiandola posta alla base del cranio) ha il compito di regolare accuratamente il livello di funzione della tiroide. Quando la tiroide funziona meno del necessario (condizione chiamata “ipotiroidismo”) il TSH nel sangue è elevato, mentre quando la funzione tiroidea è eccessiva (condizione chiamata “ipertiroidismo”) i livelli del TSH si abbassano molto. Nelle risposte degli esami di laboratorio, quindi, l’eccesso di ormoni tiroidei è caratterizzato da livelli di TSH bassi associati a valori elevati di FT4 e FT3. Al contrario, la carenza di ormoni tiroidei viene dimostrata dalla presenza di alti valori di TSH unita a bassi livelli di FT3 e FT4.

Il nodulo della tiroide è un ingrossamento ben circoscritto e delimitato di una parte della tiroide. Noduli tiroidei apprezzabili con la semplice palpazione del collo sono presenti nel 5% circa della popolazione, ma noduli così piccoli da poter essere svelati solo dalla ecografia della tiroide interessano fino al 30-40% della popolazione adulta. È chiaro che un disturbo così diffuso è nella maggior parte dei casi del tutto benigno e non necessita alcuna terapia. Tuttavia, rari casi (circa il 5-7% del totale) potrebbero essere dei tumori. Una diagnosi precoce e un trattamento chirurgico adeguato, in una elevata percentuale di casi, guarisce completamente la malattia. La maggior parte dei noduli tiroidei non causa alcun disturbo e vengono riscontrati casualmente nel corso di una visita medica di controllo o di uno studio ecografico o radiologico effettuato per altri motivi. Anche se non sono presenti disturbi è sempre importante rivolgersi al proprio medico curante e, solo successivamente e se ritenuto necessario, allo specialista.

Tiroide

Con semplici esami come la visita, l’esame ecografico, il profilo ormonale e talvolta l’esame scintigrafico è possibile valutare le caratteristiche dei noduli. Per stabilire che il nodulo è benigno è spesso necessario eseguire un agoaspirato tiroideo con ago sottile. Se nel tempo, il nodulo dovesse ingrossarsi progressivamente o causare dei disturbi locali (difficoltà a inghiottire, respirare o parlare) è necessario mettersi immediatamente in contatto con l’endocrinologo.

Tiroide

I noduli cosiddetti “caldi” (i noduli che sono risultati ipercaptanti alla scintigrafia tiroidea e che spesso causano ipertiroidismo) possono essere trattati molto efficacemente con lo Iodio131. La terapia viene praticata nel reparto di Medicina Nucleare ed è rapida, indolore e consiste nell’inghiottire una semplice capsula. Devono essere osservati per alcuni giorni dei semplici accorgimenti, riguardanti l’uso del bagno e il contatto con le altre persone, che verranno spiegati dagli specialisti in Medicina Nucleare prima della cura. Nel caso di cisti o noduli a prevalente contenuto liquido è possibile indurre una marcata riduzione della tumefazione eseguendo il drenaggio del liquido per mezzo dell’agoaspirato. Il trattamento spesso è risolutivo, ma se la cisti dovesse riformarsi è possibile indurre una riduzione definitiva del volume effettuando una alcoolizzazione percutanea. La terapia chirurgica è riservata a una assoluta minoranza dei noduli benigni e solo se essi causano disturbi locali o mostrano una crescita progressiva. In questo caso le tecniche di chirurgia mini-invasiva videoassistita (MIVAT) consentono di minimizzare l’entità del danno estetico (cicatrice molto piccola), la durata della degenza e il rischio di complicanze. Se il nodulo o il gozzo sono di cospicue dimensioni sarà necessario un intervento chirurgico tradizionale, che richiede comunque una degenza ospedaliera molto breve (in genere tre-quattro giorni complessivi) e, se effettuato da esperti, riduce il rischio di complicanze post-operatorie, quali raucedine o discesa dei livelli del calcio nel sangue.
Nel caso di un nodulo con citologia risultata maligna, o anche solo sospetta per malignità, è necessario procedere a un intervento chirurgico. Sulla base dei dati disponibili, e del grado di sospetto, il chirurgo deciderà se togliere l’intera tiroide (“tiroidectomia totale”) o soltanto uno dei due lobi che la compongono (“lobectomia ed istmectomia”) e se allargare l’intervento alla rimozione dei linfonodi del collo (“linfoadenectomia”). L’intervento presenta una percentuale di complicanze molto bassa (inferiore al 5%) e una degenza altrettanto breve (due-quattro giorni). Se la diagnosi istologica definitiva condotta dopo l’intervento chirurgico conferma la malignità, nella maggioranza dei casi, alcuni mesi dopo l’intervento, viene somministrata una dose di radioisotopo (I131) con modalità analoghe a quelle descritte per la scintigrafia. La dose è tuttavia molto più alta ed è in grado di distruggere qualunque residuo di tessuto tiroideo (sia benigno che maligno) che non sia stato asportato con l’intervento chirurgico. Questa terapia, che richiede una condizione di isolamento per alcuni giorni a causa della emissione di radiazioni, non provoca i fastidiosi disturbi indotti dalla chemioterapia o dalla radioterapia utilizzate per la cura di altri e non preclude la possibilità di una successiva gravidanza. L’unica cautela da osservare è quella di non concepire prima che siano trascorsi almeno 6 mesi dal trattamento.
La mancanza della tiroide deve essere sostituita mediante l’assunzione per bocca dell’ormone tiroideo che non è più prodotto dall’organismo. La disponibilità di T4 sintetica e le precise metodiche di dosaggio di questo ormone nel sangue rendono tale sostituzione molto semplice e in breve tempo è possibile far tornare i livelli degli ormoni tiroidei nella norma.
 

Tiroide

Potrebbe essere utile un controllo con ecografia della ghiandola nelle donne con più di 45 anni. È però utile far palpare la ghiandola dal proprio medico almeno una volta l'anno per individuare eventuali formazioni nodulari. La palpazione della tiroide dovrebbe comunque far parte di un corretto esame clinico di medicina interna.